Quando viene dicembre

Questo racconto non vuole essere autobiografico. E se risulta tale per qualche parola in più che mi tradisce, allora mi scuso dal principio.

 

Dicembre si presenta instabile, quasi fuorviante. Quando Anita esce di casa sa già cosa aspettarsi: gente che corre per strada per riuscire a comprare il regalo dell’ultimo minuto, file interminabili davanti ai negozi dalle insegne fluo abbaglianti, il freddo amico che ti accompagna per le vie della città, lungo i san pietrini bagnati e consumati.

Pensa che alla fine dell’anno tutti fanno profonde riflessioni, credono che una data nel tempo indivisibile possa far cambiare molte cose.  Qualche volta è così, altre, forse tante, no. Immaginare il futuro nel presente è l’attività preferita di Anita, non importa del luogo o del momento, per lei pensare alla sua vita fra cinque anni, poi dieci, è una gioia mesta a cui non sa sottrarsi. Intanto tutto quello che è qui ed ora le scorre di fianco, fin quando lei non si stacca dal suo torpore spazio-temporale.

 

Di questi giorni le capita di confidare al suo amico Giulio che in un’altra vita avrebbe studiato le stelle. Non perché quello che fa non le prenda anima e corpo, ma lei dice che ci sono sempre, nella vita di ognuno, passioni mancate che ci avrebbero reso altre persone. Che ci avrebbero fatto incontrare altre persone. E così, oltre all’hobby che la fa saltare nel futuro, ha preso anche questa mania di saltare da una vita all’altra. Per fortuna che Giulio le vuole bene così com’è, lui pensa che farle troppe domande rovinerebbe la loro amicizia. Dopotutto, si conoscono da sette anni, si capiscono anche così, senza capire davvero tutto.

 

Ieri a casa è venuta la zia di Anita, la moglie di un suo zio che è morto due anni fa. Viene spesso, soprattutto in questi giorni che preludono le feste. Cuce dozzine di pantaloni di Anita, attacca i fiocchi alle tende, aiuta a decorare la casa per il Natale. Ultimamente, c’è sempre tanta confusione in casa, Anita mostra un po’ di interesse di tanto in tanto, saluta le persone che vanno e vengono per educazione, ma preferisce passare i pomeriggi e le serate nella camera che condivide con sua sorella, ma restando sempre sola in fondo.

 

La luce gialla delle lampadine appese fuori al balcone entrano nella stanza, facendole compagnia in silenzio. Le luci natalizie non le dispiacciono in realtà, sfavillanti, variopinte, solo gialle, solo rosse. Avverte un calore nello spazio gelato che la circonda che la fa stare bene. Ma quando le vede pendere dalle vetrine dei negozi le assale una tristezza ambigua che le fa perdere quello slancio spensierato che ogni tanto va cercando.

 

È da giorni che si ripete di non doversi troppo ‘perdere di vista’, che se non sta attenta lei a sé nessuno la riporta in carreggiata, quando si tratta di determinate cose. Per esempio, dovrebbe scrivere di più, passare qualche ora in più a cercare il senso delle parole nei dizionari, leggere di più, studiare e cercare fin quando bruciano gli occhi dalla stanchezza. Invece, le bastano due soddisfazioncelle per meditare sul vuoto.

 

Ha delle amiche a cui quando racconta di dover fare ancora un altro viaggio di studio, anche se di pochissimi giorni, si sente a disagio. Vede sui loro volti ammirazione e sconsolazione, forse anche compassione. Magari pensano ‘questa qui avrà pure fortuna girando, ma un fidanzato non se lo troverà mai’. Loro sono tutte fidanzate, chi da un decennio chi da meno. Ogni volta che si vedono Anita sente che deve giustificarsi del perché non ha nessuno accanto, nemmeno adesso. Le piacerebbe parlare di meno, ma si rende conto che già spende qualche parola ogni dieci battute delle compagne. Sono amiche dal liceo, anche se non si sentono e non si vedono spesso, per Anita mantenere il loro rapporto è come se fosse un dovere morale. Non puoi lasciare andare qualcuno della tua adolescenza con tanta facilità.

 

La mamma di Anita urla sempre alla figlia che sa che un giorno la abbandonerà senza scrupoli di coscienza. Anita vorrebbe controbattere, ma tutta questa sicurezza di sé stessa non ce l’ha, ma non ha dubbi sull’amore per sua madre.

 

Stamattina la sorella ha chiesto ad Anita se avesse voglia di vedere un film insieme. Avrebbe potuto accettare perché in fin dei conti non stava facendo niente di importante, ma Anita le ha risposto con un ‘magari dopo’ e non se ne è più parlato. Fa finta di non ripensarci, ma avverte una spirale densa di rammarico dentro di sé. Vorrebbe fare tutto e niente, gridare e tacere, abbracciare e fare a pugni. Forse è solo dicembre che sovverte il suo equilibrio, forse deve solo aspettare l’anno nuovo come fanno tutti. Sopravvivrà all’epopea del 24, 25, 26 e del 31 guardando già al nuovo inizio che proprio tutti aspettano. Si sentirà meno sola nell’ordinarietà delle cose, delle aspettative comuni, per poi risvegliarsi ancora sulla terra che si accinge e inaugurare un nuovo percorso intorno al sole più cocente che mai.

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