Sicura di non soccombere?

Mi ritrovo con un titolo ad effetto tra le mani e gli occhi pesanti in questa rovente giornata d’estate infinita. Pensavo di poter superare ogni giorno con la veemenza di un uragano. Di poter riempire ogni spazio vuoto con grammi di positività, ma d’estate la mia vita si colora di verde fuliggine che si deposita nella curvatura del mio stomaco e digerisco male ogni cosa.

Tutta questa gente che mi sta intorno, volti familiari e sconosciuti, gente accalcata sui sassi e nella sabbia, che non può fare a meno di spingersi e riammassarsi.

Tutta questa aria, prima secca poi torrida, soffocante, irrespirabile e asfissiante come la scia di vuoto esponenziale che ti lascia un ricordo subito dopo averlo scartato come si scartano i regali a Natale, ai compleanni, ai fidanzamenti.

Tutta questa vita intorno che cresce a dismisura e ti lascia indietro, come vengono lasciati i corpi esanimi sulle strade dopo la guerra.

Tutte queste abitudini che mi atrofizzano l’anima che creano il loop monotono della mia singolare esistenza, unica e così ordinaria, che si spacca grossolanamente per poter infilarsi nelle fessure storte e ruvide della vita che ti graffia inevitabilmente.

Tutto questo amore che esplode ed implode negli ammassi sanguinei del mio cuore, che avanza e retrocede, si espone in prima linea e si ripara dai colpi sferrati contro i suoi punti vitali.

Tutta questa rabbia che pulsa dentro ogni muscolo del mio corpo e assume la forma dell’azoto liquido e scorre nelle vene come una bestia inferocita che crede di avere la supremazia sulla foresta.

Tutta questa musica che rimbomba nella mia testa come se risuonasse dalle fauci di un organo ecclesiastico che amplifica le note discordi dell’universo dentro il mio cervello.

Tutte queste parole a cui forse non so trovare un senso compiuto ma che ci sono, si uniscono, trovano una ragione per essere qui dove loro sono.

Tutti questi giorni fino ad ora nei quali sono stata come sarei dovuta essere, tutte le battaglie che non ho vinto e mi sono ritirata o mi sono lasciata andare.

Lo vedi il loop via dal quale stai nuotando con la forza di uno squalo bianco? Per una volta non ho gambe che mi collassano a terra. Per una volta taglio le onde come si taglia il vento da una moto inseguendo la velocità della luce.

Nolite te bastardes carborundorum.

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